Già, gli omicidi … cominciavo a ricordare come ero finito in quella dannata stanza: almeno mia nipote era in salvo, avevo incontrato Nadia dopo essermi assicurato che la piccola Alice fosse entrata a scuola, non sarei passato a prenderla all’uscita e mia sorella, sicuramente infuriata per la mia assenza, non avrebbe mai saputo il pericolo che sua figlia aveva scampato per un soffio.
L’odore del sangue era davvero penetrante nonostante il freddo stesse aumentando, i polsi cominciavano a farmi male e la sedia diventava sempre più scomoda, sapevo che la vedova nera aveva l’abitudine di stringere molto ma non pensavo arrivasse a tanto.
Era ovvio che avrei dovuto cercare un modo per andarmene alla svelta da li, nonostante la situazione agghiacciante non riuscivo a pensare ad un piano di fuga, gli unici pensieri che riuscivo a formulare riguardavano la donna morta ai miei piedi, ed i ricordi continuavano ad affiorare.
I notiziari sollevarono un polverone, nonostante le famigli delle vittime richiedessero il silenzio stampa, il caso divenne ben presto un circo mediatico; avvoltoi, volti noti dei rotocalchi di fama nazionale combattevano, a colpi di scoop, indizi e notizie dell’ultima ora, una battaglia giornalistica senza precedenti.
Dopo il quarto omicidio gli inquirenti pilotarono la più abile fuga di notizie mai vista prima: l’autore di un’improbabile telefonata anonima fatta al telegiornale in prima serata disse di essere a conoscenza che l’assassino era una donna ed i particolari degli omicidi, chiaramente a sfondo sessuale, non erano stati resi noti dalle autorità per non turbare ulteriormente i cittadini.
All’epoca non fu formulato ancora nessun sospetto su Nadia, ci frequentammo assiduamente in quel periodo; mi piace pensare che sia stato il più bello della mia vita e, con un pizzico di arroganza, anche della sua.
