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Barracuda… va in vacanza

Come tutti gli anni è arrivato anche per me il momento delle vacanze, finalmente aggiungerei.

Vi lascio un po’ di foto prese qua e la dalla rete del posticino che andrò a visitare per due settimane, spero con tutto il cuore che voi possiate dire di godervi altrettanto quando sarà il vostro turno

Un abbraccio a tutti


Barracuda, pt. 2

Già, gli omicidi … cominciavo a ricordare come ero finito in quella dannata stanza: almeno mia nipote era in salvo, avevo incontrato Nadia dopo essermi assicurato che la piccola Alice fosse entrata a scuola, non sarei passato a prenderla all’uscita e mia sorella, sicuramente infuriata per la mia assenza, non avrebbe mai saputo il pericolo che sua figlia aveva scampato per un soffio.

L’odore del sangue era davvero penetrante nonostante il freddo stesse aumentando, i polsi cominciavano a farmi male e la sedia diventava sempre più scomoda, sapevo che la vedova nera aveva l’abitudine di stringere molto ma non pensavo arrivasse a tanto.

Era ovvio che avrei dovuto cercare un modo per andarmene alla svelta da li, nonostante la situazione agghiacciante non riuscivo a pensare ad un piano di fuga, gli unici pensieri che riuscivo a formulare riguardavano la donna morta ai miei piedi, ed i ricordi continuavano ad affiorare.

I notiziari sollevarono un polverone, nonostante le famigli delle vittime richiedessero il silenzio stampa, il caso divenne ben presto un circo mediatico; avvoltoi, volti noti dei rotocalchi di fama nazionale combattevano, a colpi di scoop, indizi e notizie dell’ultima ora, una battaglia giornalistica senza precedenti.

Dopo il quarto omicidio gli inquirenti pilotarono la più abile fuga di notizie mai vista prima: l’autore di un’improbabile telefonata anonima fatta al telegiornale in prima serata disse di essere a conoscenza che l’assassino era una donna ed i particolari degli omicidi, chiaramente a sfondo sessuale, non erano stati resi noti dalle autorità per non turbare ulteriormente i cittadini.

All’epoca non fu formulato ancora nessun sospetto su Nadia, ci frequentammo assiduamente in quel periodo; mi piace pensare che sia stato il più bello della mia vita e, con un pizzico di arroganza, anche della sua.


Barracuda

Avevo freddo ed ero spaventato: non capivo, e non lo avrei capito ancora per molto, come avessi fatto ad arrivare in quella stanza. Non avevo mal di testa, il mio primo pensiero, non appena mi svegliai,  fu per mia nipote: la stavo accompagnando a scuola, dopodiché non ricordavo più niente, speravo non le fosse capitato nulla di grave, aveva solo sei anni e mia sorella non me lo avrebbe mai perdonato.

La camera aveva un aspetto familiare, credevo di esserci già stato ma non ne ero del tutto sicuro, lo stress stava sicuramente giocando un ruolo fondamentale nell’incasinarmi la memoria; il freddo unito al fatto di essere legato ad una sedia, mezzo nudo e con il cadavere di una giovane donna ai miei piedi non aiutava di certo.

Credevo fosse un cadavere, lo speravo, altrimenti la sua testa avrebbe dovuto essere più vicina al collo, almeno di mezzo metro, per non farmi impazzire di paura; cosa diavolo ci facevo li?

Ecco che cominciavo a ricordare, prima solo dei frammenti, come fotogrammi sfusi di una vecchia pellicola rovinata, poi i ricordi diventavano sempre più coerenti ed il film della mia vita, la mia vita prima di quella camera, diventava sempre più chiaro: tutto aveva a che fare con lei, Nadia, la donna decapitata stesa sul pavimento in una pozza di sangue, la donna che tutti i notiziari chiamavano: “La vedova nera”

Conobbi Nadia lo scorso Luglio e fu la classica cotta estiva, mi colpì il suo sguardo: perso nel vuoto mentre gustava una coppa di gelato alla panna con fragole fresche, seduta ad un tavolino di un famoso bar su lungomare di Riccione; di tanto in tanto, quasi distrattamente, abbassava gli occhi su un vecchio libro, un’edizione economica davvero malridotta, forse una raccolta di Edgar Allan Poe se non mi ricordo male, leggeva qualche pagina e poi tornava a fissare il vuoto, in direzione del mare.

Indossava un leggerissimo abito chiaro, credo fosse di lino, che si muoveva ad ogni minimo alito di vento e lasciava molto poco all’immaginazione, contribuendo, più dello sguardo, a farmi perdere la testa, il che adesso, tutto considerato, è dannatamente divertente.

Due giorni dopo, senza fare troppa fatica, l’avevo già portata a letto; la sera successiva cominciarono gli omicidi


Photogallery estive

Eccomi qua, come promesso pubblico un po’ di gallery fotografiche di quel posto meraviglioso che è l’isola di Mauritius. Premetto che sono andato li le prime due settimane di luglio, in pieno inverno tropicale (se si può chiamare inverno, temperatura massima 26 gradi, minima 18) ed il tempo non era sempre sereno.

Comincio con il mare

La prima foto ritrae uno scorcio di mare e spiaggia del villaggio dove ho alloggiato, così come la terza foto, scattata un po’  più indietro, che include anche la piscina

La seconda e la quarta foto invece le ho scattate nella miglior spiaggia di Mauritius: l’isola dei cervi

Un po’ di foresta tropicale più in la, si trova l’area naturale di Chamarel, dove diverse eruzioni nel corso dei millenni (Mauritius è un isola vulcanica) hanno dato vita ad un vero e proprio spettacolo chiamato “La terra dei sette colori”,  o più semplicemente “Terre colorate”

Queste “terre” sono composti minerali di metalli differenti che, per non so quale ragione chimico/fisico/scientifica si separano dando origine a queste bande di diversi colori brillantissimi. Il paesaggio è in continuo cambiamento perchè con ogni pioggia i colori si mescolano e tornano a separarsi con il sole, dando origine ogni volta ad un nuovo panorama

Per finire un po’ di foto varie


Chiuso per ferie

Ci Vediamo il 15 Luglio


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