Cosa si può dire di me?
Raccontare la mia vita potrebbe essere un compito ingrato per un biografo: non è stata finora molto lunga (ho poco più di trent’anni), non molto interessante, non molto bella ma nemmeno molto brutta. Siccome non sono un bastardo senza cuore, cercherò di risparmiare questo ingrato compito a chiunque possa essere assegnato descrivendo i brevi passi salienti che hanno caratterizzato la mia esistenza.
Mi chiamo Enea, come ho detto ho poco più di trent’anni e ritengo di essere il classico tipo di italiano medio, lavoro in un ufficio, sono un fiero impiegato di una fiera e prestigiosa azienda; il mio fiero ed utile lavoro aiuta milioni di persone nel mondo: mi adopero in modo che il circolo vizioso della comunicazione commerciale globale non si interrompa. Grazie a me, ogni giorno, milioni di persone accedono alla loro casella di posta elettronica, il loro privato santuario virtuale, e la trovano diligentemente riempita di gradevoli messaggi pubblicitari: io sono uno spammer.
Prima di arrivare a questo punto ho svolto una grande quantità di lavori, ma nessuno mi ha mai gratificato come questo. La legge, certamente, mi impone di comportarmi bene, non dovrei spedire i miei simpatici messaggi proprio a tutti, solo a coloro che ne sono realmente interessati, ed hanno manifestato perciò la palese ed inconfutabile intenzione di essere oggetto delle mie amorevoli cure; guardiamo in faccia alla realtà, la legge fa schifo.
Dicevo che il mio lavoro mi gratifica moltissimo, un po’ di tempo fa ho visto un film il cui protagonista, interpretato da uno straordinario Aaron Eckhart, ha il compito di difendere pubblicamente le multinazionali del tabacco: io, a differenza di Nick Naylor, non ammazzo nessuno con il mio lavoro ma vi posso garantire che ricevo attenzioni personali di pari intensità: email minatorie, ingiurie, personali crociate contro di me, ed è tutto molto, molto divertente.
A parte questo ho la mia casa, un piccolo appartamento, un buco di merda se proprio vogliamo dirla tutta, 40 metri quadri al piano seminterrato in una buia e squallida via della periferia milanese.
Ecco, biografo delle mie palle, ora che ho fatto gratis il lavoro per il quale tu saresti stato pagato, cerca di ascoltare e guadagnarti la pagnotta, perché da ora in poi cambia tutto: il caro e “vecchio” Enea sta per raccontare come si è trovato di fronte a qualcosa che non si sarebbe aspettato nemmeno in una vita intera.
Con il lavoro che faccio, cerco di evitare la vita “sociale” in rete: frequento molto poco i social network che sono comparsi recentemente sul lato pubblico del web, primo fra tutti il famoso (o famigerato) libro delle faccie, faccialibro come lo chiamano alcuni, feisbùc per quelli “simpatici”… insomma si è capito.
Frequento spesso solo un piccolo posto, un’instabile isola felice in cui godo dell’anonimato quasi assoluto, protetto dalla comoda quanto fasulla icona dell’avatar di un nick impronunciabile.
In quel posto ho conosciuto Marika e la mia vita è cambiata.
Marika, architetto un mestiere interessante, è una giovane donna di un’età indefinibile; dalle foto che ha pubblicato sembra molto giovane, ha un corpo sano ed in forma ed un viso molto bello, le parole che lascia impresse nei vari dischi sparsi per la rete collocano il suo livello di maturità più vicino ai quaranta. Lei stessa dice di avere più di trent’anni ma in alcuni passaggi la sua sferzante comicità dimostra una freschezza ed una gioventù fuori dal comune (come se qualcuno potesse essere giovane al di fuori del comune concetto di gioventù).
Non so bene quando è cominciato, ma credo di essermi innamorato di Marika, credo di aver letteralmente perso la testa, quel poco di testa che mi rimane, per lei; ora la mia vita non mi appare più tanto insipida, persino il mio monolocale a Quarto Oggiaro sembra più bello.
C’è un problema fondamentale però: non conosco Marika personalmente, ho letto nei suoi racconti un anima che mi affascina, dalla lettura delle sue pagine traspare una donna di cui ci si innamora al volo, ma lei non sa di questa mia passione.
Come puoi capire ora, caro biografo, mi trovo in un grave dilemma, un pasticcio mostruoso e non so come uscirne (sempre che “uscirne” sia il termine giusto). Vorrei incontrare Marika di persona per… già per fare cosa? Per vederla è chiaro, per poter parlare finalmente con lei, e magari sentire il suo profumo e dirle, guardandola negli occhi, che l’amo. E poi? Lei accetterebbe di uscire con me? Non sa nulla della mia vita, non ho pubblicato foto, non mi ha mai visto e non credo che potrei piacerle… sempre che sia single come me, sempre che voglia incontrare il proprietario uno sconosciuto nick impronunciabile dietro al quale può celarsi un maniaco omicida.
La rete è un posto stano, mio caro ed onnipresente biografo, consente di cambiare aspetti fondamentali della tua vita in un lampo, ti può regalare gioie immense, come quando si ha la fortuna di “incontrare” una persona come Marika, ma proprio questa fortuna è anche fonte di angoscia e panico.
Non so cosa succederà domani; lascio a te, biografo, il compito di continuare a raccontare la mia breve storia.
Da quando ho conosciuto Marika, il compito, per te, è tutt’altro che ingrato.