Il paesaggio era desolato, molto diverso da quello che si poteva ammirare dalle finestre degli alloggi comuni della sede dell’ormai quasi terraformato Marte, Hugh era stato assegnato al ruolo di minatore molto tempo prima, appena venne notato alla selezione del personale: alto 240 cm sembrava un gigante di pietra, una montagna di muscoli contratti pronti al duro lavoro quotidiano nei centri estrattivi minori di Marte.
Giunto al complesso su Ganymede molto tempo prima, si fece subito notare per la sua infaticabilità, nel giro di un anno venne promosso a capo squadra, e dopo due anni Roger lo assegnò alla direzione di tutti i minatori del complesso. Hugh ora aveva un alloggio privato, la comodità però non lo aveva ammorbidito, ogni giorno scendeva con i “suoi ragazzi”, come li chiamava sempre, e lavorava accanto a loro, come loro e più di loro a volte; era l’unica persona il tutto il sistema a cui piaceva fare il minatore e, se lo avessero promosso direttore, beh sarebbero dovuti scendere in miniera per fargli firmare tutti i documenti, lui in ufficio non ci sarebbe mai andato.
La vista del molo di attracco gli permetteva di ammirare il costante balletto che le navette container facevano su e giu dal cargo in orbita, un immenso scheletro simile ad una colonna vertebrale a cui si agganciavano i moduli delle navette come grappoli d’uva, una soluzione inefficiente secondo Hugh, ma decisamente più fattibile che far atterrare e ridecollare quei mostri.
Proprio durante le operazioni di carico avenne il disastro, tutto accadde al rallentatore: la navetta passeggeri mancò l’attracco, inspiegabilmente si diresse verso l’appendice panoramica, dove i passeggeri in partenza attendevano l’imbarco e sfondò le pesanti vetrate pressurizzate, i sistemi di emergenza intervennero immediatamente isolando l’appendice dal resto del complesso, purtroppo per il pilota, 5 minatori, un operatore radio e per Roger non ci fu nulla da fare, si trovavano dalla parte sbagliata della paratia di emergenza.
Prema era già sul posto quando arrivò Hugh, le ci volle l’aiuto di sette agenti e di una buona mezz’ora per fermare il gigante che in preda alla follia voleva a tutti costi andare a salvare Roger, lo amava come se fosse stato suo padre e non poteva, non voleva credere che fosse morto così.
Una volta calmato, ma comunque infuocato di rabbia, Hugh si diresse verso gli uffici della direzione, il nuovo capo avrebbe fatto meglio ad ascoltarlo.
“Hugh, so quanto ti era caro Roger, anche per me era un buon amico. Ti assicuro che farò chiarezza sull’accaduto e sicuramente verrà fuori che si è trattato di un guasto dell navetta” a poco più di un ora dall’accaduto Mike riusciva a conservare una calma irreale “Mike, io ho visto tutto dal mio alloggio, la navetta non ha avuto nessun guasto, il pilota ha deliberatamente manovrato lontano dall’attracco verso l’appendice, non si tratta di un incidente!”