A volte succede.
Magari ci tocca aspettare una vita intera, ma sono convinto che ne valga decisamente la pena.
Esiste un momento, un breve attimo nella vita di ognuno di noi, in cui tutto diventa chiaro e lampante come il sole in una bella giornata di primavera, un momento di estrema lucidità nel quale si comprende tutto: a partire dal proprio ruolo nell’universo fino ad arrivare alla ragione per la quale si vede il “fumetto” uscire assieme al nostro respiro durante l’inverno.
E’ una breve sensazione ma molto intensa, i buddhisti la chiamano “illuminazione”, gli alcoolisti “momento di lucidità” ma io so che c’è qualcosa di più, credo si possa inizialmente confondere con una una vocina che ci sospira nell’orecchio saggezza infusa di esperienza e condensata in un attimo, credo che sia possa descrivere come una risonanza della nostra anima con il tessuto di eventi passati presenti e futuri, in quel preciso momento si diventa un tutt’uno con l’infinito.
E’ una sensazione spiazzante ma, per fortuna, dura un attimo e poi svanisce e, lentamente, svaniscono anche i suoi effetti, ci si ricorda che cosa è successo ma i dettagli sfumano sempre di più e, con il passare del tempo, si abbandonano le caratteristiche di neoeletta divinità e si torna al proprio stato di essere umano comune.
Non è frequente, ma può anche succedere più di una volta nella vita e colui o colei che riprova questa sensazione non è più così spaventato come durante la prima volta, dopo due volte è facile che capitino anche una terza ed una quarta perché sia il corpo che la mente cercano la “risonanza” come un’artista cerca il suo stato di grazia, non mi è però mai giunta notizia di persone che abbiano avuto più di cinque momenti “magici” nell’arco della loro intera vita.
Una cosa davvero rara è condividere questo attimo con un’altra persona, ancora più raro, quasi ai limiti dell’impossibile, è condividere questo attimo di infinito a distanza ravvicinata.
A me è capitato
Parecchi anni fa (ero ancora un ragazzino, avrò avuto 16 o 17 anni) mi trovavo catapultato sul sedile posteriore dell’Alfa dei miei genitori per accompagnarli in una noiosissima rimpatriata tra ex colleghi di lavoro, magari piacevole per loro, per me era solo l’ennesima rottura di palle, tanto più che avevo dovuto rimandare il cinema con i miei amici e mi ero dovuto mettere uno stupido vestito “elegante”; appena finii di vestirmi mia madre aveva gli occhi lucidi per l’emozione ed il cuore gonfio di orgoglio, mio padre scuoteva la testa alzando gli occhi al cielo ed io volevo solo sprofondare.
Il viaggio era stato lungo e noioso, non c’erano i navigatori GPS e fermarsi a chiedere indicazioni non era ancora passato di moda, per mia madre era la cosa più naturale da fare verso la fine del viaggio, mio padre lo trovava umiliante, ma credo saremmo ancora lì a girare se non ci fossimo fermati.
Credo sarei una persona diversa adesso, se non ci fossimo fermati.
La strada era deserta, se non fosse stato per una giovane ragazza, avrà avuto circa la mia età, forse uno o due anni di più, che portava a passeggio il suo Labrador.
Mia madre la ritenne un’ottima candidata, doveva per forza abitare nei paraggi, e mio padre non se la sentì di obiettare, quindi accostò.
Un lampo di luce
Un’esplosione di colori
Mi trovai ad anni luce da li, in cima ad un vulcano spento da millenni, credo su un altro pianeta, ma avrebbe potuto anche essere la terra fra qualche milione di anni, e di fronte a me la ragazza che portava a passeggio il cane, disorientata quanto me.
Lo sapevo perché lo potevo sentire come sentivo nel mio petto i battiti accelerati del suo cuore.
Abbiamo toccato ognuno la parte più profonda dell’anima dell’altro, ci siamo avvicinati ed è stato come far parte di un essere supremo, non c’era bisogno di parlare, non c’era bisogno nemmeno di pensare; in ogni istante eravamo contemporaneamente sia “io” che “lei”: eravamo fisicamente in due corpi distinti ma l’essenza universale che permeava le nostre anime era costituita da un’unica scarica elettrica che attraversava il tempo ed il cosmo, noi sapevamo tutto, in quel momento senza un preciso concetto di “tempo” eravamo come Dio.
I nostri corpi si sono uniti come due colori in un secchio di vernice, si sono mescolati, si sono fusi ed è stato come rinascere mille volte, ogni secondo, per secoli.
Un suono come un tappo di sughero che esce tranquillamente da una bottiglia
Un dolore insopportabile, quasi fisico
Non era passato neanche un battito di ciglia, la ragazza fornisce a mio padre le giuste indicazioni, si volta a guardarmi e vedo che ha gli occhi completamente neri, le pupille enormemente dilatate ma è serena, serena come mi sento io, comprende come me che non ci rivedremo mai più, che quello che abbiamo avuto è più di quanto ogni altro essere umano possa mai desiderare, annuisce quasi impercettibilmente e mi sorride con dolcezza, l’auto riparte verso la sua destinazione portandosi via il resto della mia vita.