Incontrai Leonardo non molto tempo fa, ero seduto accanto a lui sul treno, mi stupii subito del fatto che stesse leggendo una lettera, molto lunga e scritta a mano, al giorno d’oggi per giunta. Sono una persona molto pratica e con poco tempo a disposizione per qualsiasi cosa, reputo scrivere una lettera a mano e spedirla per posta tradizionale sia una perdita di tempo, non volevo sembrare scontroso ma la curiosità ebbe il sopravvento, così esordii: “Che buffo! Una lettera scritta a mano e spedita, erano anni che non ne ricevevo una”

La sua risposta mi lasciò di sasso: “Dubito che tu sappia perfino leggere, come puoi pretendere di ricevere una lettera”

Il suo tono era pacato, calmo, quasi genitoriale. In effetti non dimostravo molti anni o esperienze vissute, indossavo un paio di jeans sgualciti, una t-shirt dei Dream Theater presa ad un concerto e calzavo le immancabili converse nere, avevo le cuffie del mio iPod ben piantate nelle orecchie e mi ero appena rasato , tutti dicono che ho una faccia da bambino quando mi rado

“Scusi ma non mi sebra il caso di offendere, non ci conosciamo nemmeno” replicai convinto ad instaurare una discussione accesa sul tema -giovane non è per forza sinonimo di stupido- ma Leonardo non aveva la minima intenzione di discutere o conversare: “Allora evita di fare battutine sceme su cose che non capisci” tagliò corto

Ferito nell’orgoglio ma intenzionato a non farlo trasparire tornai a godermi”Images and Words” con un’alzata di spalle e gli occhi chiusi, rapito dai fraseggi melodici di “Surrounded”

Per molti giorni non vidi più Leonardo, fino a quella mattina sulla banchina della stazione.

Sembrava scosso, preoccupato o pensieroso, ma non gli chiesi nulla. Ero ancora offeso per come mi aveva risposto la prima volta che lo vidi e non ero intenzionato a mostrarmi gentile e comprensivo nei suoi confronti

“Tieni, è tuo” disse porgendomi un vecchio quaderno “Magari impari qualcosa, o magari ne ridi con gli amici, non mi importa” e scomparve tra la folla

Arrivato in ufficio aprii il quaderno, c’erano scritte tante poesie, lessi la prima:

I miei pensiari positivi
nascono come le canzoni
alcuni semplici e primitivi
altri pieni di emozioni

Viviamo in un mondo malato
ma c’è ancora tanto da fare
perchè ci è stato donato
e non possiamo stare a guardare

Sulle prime risi, sembrava scritta da un bambino, poi lessi la nota sul risvolto interno della copertina

di Francesco, dedicato al mio Papà Leonardo, il migliore Papà del mondo

[...perchè mai mi ha regalato il quaderno di poesie che gli aveva dedicato suo figlio? Mi ha detto che avrei imparato qualcosa...]

Le poesie erano molto simili, raccontavano il mondo visto con gli occhi di un bambino, occhi ingenui e pieni di speranza e di ideali di pace e bellezza. Solo un bambino è capace di vedere il mondo così, e mi stupii di sorridere leggendo, mi stupii ancora di più quando scese una lacrima leggendo l’ultima poesia

I miei pensieri positivi
un domani finiranno
hanno detto che ho il cancro
e non vedrò la fine dell’anno

Papà non piangere
perchè sono contento
finalmente rivedrò la mamma
e te la saluterò tanto